Go back to your playpen, Baby.

Questa frase è emblematica.
E’ emblematica perchè quando da ragazzina guardavo Dirty Dancing con gli occhi, il corpo e il cervello di chi è convinto di avere qualcosa da dare e da ricevere in questa vita di merda, mi irritava.
Non sopportavo il tono di Penny; come se parlasse con una decerebrata.

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Ad una ventina d’anni di distanza mi accorgo di essere diventata Penny.
Effettivamente solo una paraculata, giovane, inesperta, privilegiata figlia di papà come Baby, poteva permettersi di andare da una donna disperata, triste e sola a sciorinarle una vagonata di buonismo spicciolo come se fosse la Rivelazione. E’ già tanto che Penny non l’abbia accoltellata seduta stante, ma si sia limitata a dirle, gentilmente, che aveva la maturità emotiva di un pompelmo.

Questo per introdurre l’argomento principe di oggi. Quelli a cui va tutto bene che vivono nella stessa società di quelli a cui va tutto male e che non hanno nemmeno la decenza di stare zitti e godersi nell’intimità il loro Profondo Culo, ma lo ostentano fino alla morte. Mi viene il fondato sospetto che esistano solo per sottolineare, con nove o dieci linee ben marcate, l’ingiustizia della vita.

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La “Sindrome di Baby”, che ho inventato seduta stante, consiste infatti nel non avere un cazzo di problema, ottenere sempre quello che si vuole, avere sempre qualcuno pronto a pararti il culo e non resistere alla tentazione di andare da chi sta palesemente attraversando un periodo di merda per vomitargli addosso una serie di consigli NON RICHIESTI, frasi fatte che non fanno altro che far sprofondare lo sfigato di turno nel baratro, dimostrarsi buoni ed altruisti sparando cazzate che non hanno alcun senso logico ma che fanno sentire chi è affetto dalla sindrome particolarmente realizzato. Queste persone tendono ad avere una visione della vita schifosametne ottimista. Non contenti, continuano a sbandierarlo ai sette venti.

Tu sei lì, stai morendo dentro, è palese a tutti tranne a chi è affetto dalla sindrome, e lui/lei arriva e comincia ad assillarti con frasi fatte tipo “sai cosa dovresti fare?” – “secondo me se la prendessi meglio…..” – “se succedesse a me….” – “preferirei fosse successo a me….” –  e via dicendo.

Vi faccio notare che le ultime due frasi, che di solito culminano con dichiarazioni che dovrebbero essere punibili con la detenzione per la loro imbecillità, sono quelle che più fanno incazzare il dolente di turno.
Primo: Lo sanno tutti che a te non succede, quindi è inutile che me lo dici perchè in questo modo non fai altro che ricordarmi di quanto tu sia fortunato, e me lo sbatti in faccia mentre io sto già mezzo morto dentro e, tra le altre cose, non è elegante far notare ad un altro la sua palese inferiorità di Profondo Culo.
Secondo: Non preferiresti che fosse successo a te e comunque, considerato che a te NON è successo, potresti fare a meno di ricordarmi per l’ennesima volta che a te non è successo mentre a me sì. Che poi parliamone… “preferirei fosse successo a me” . . .

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Seriously?!? Seriously?!?
Non si può sentire. Non ci crede nessuno.
Siamo onesti. Nessuno. NESSUNO !!!!! vorrebbe le sfighe di un altro.
Big NONO.

Che poi vorrei vedere…. mi piacerebbe proprio che a fronte di questa frase il Grande Spaghetto (sono Pastafariana) scendesse sulla terra, andasse dallo stronzo di turno e gli dicesse “Ah, eccoti…. quindi tu hai detto che vorresti fare cambio. Ok, come vuoi”. Mi piacerebbe solo per vedere la faccia dello stronzo mentre si accorge che “le parole sono importanti” e che sarebbe il caso di usarle con molta, moltissima attenzione.

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Ma oltre a queste inezie, chi è affetto dalla Sindrome ha la fastidiosa tendenza a vivere come se fosse circondato da una nube stucchevolmente rosa. Ok, sei felice. Felicissimo. Felicerrimo. Felicettimo. Bravo. Applausi a scena aperta, standing ovations (vero Bran?), pacche sulle spalle. Poi basta. Non è che mi devi scartavetrare i coglioni con la tua gioia. No, non funziona così. Questa è ostentazione e non è per niente elegante.

Cosa dite? La mia è invidia. Beh, certo.
Onestamente, io ci navigo nei sette vizi capitali. Non me ne faccio mancare uno. Non sono una di quelle persone che negano di avere le debolezze umane e si trascinano reprimendo i loro peggiori istinti mostrando sempre e cmq un alone di finta santità agli altri (come gli affetti dalla sindrome).

Io sono invidiosa, mortalmente accidiosa, assolutissimamente irosa e golosa in egual misura e spesso contemporaneamente; ovviamente ed orgogliosamente lussuriosa, e anche se mi scoccia ammetterlo non eccessivamente avara o superba. Ma c’è tempo. Una volta non ero nemmeno cinica, ma adesso ne sono il manifesto ufficiale quindi non mi precludo nulla per il futuro.

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Quello che però più di tutto mi infastidisce è che coloro che sono affetti dalla Sindrome, invece di essere considerati comuni esseri umani dotati di un Profondo Culo, vengono circondati da un inspiegabile alone di santità. La gente li considera infatti esseri superiori, capaci di trasformare le avversità in carburante atto a far bruciare più intensamente il fuoco della giustizia che li alimenta. Gente che arriva a venerarli e ad ergerli sopra l’uomo comune, esaltando i successi e non guardando mai oltre la patina che li ricopre.

Eccola la nota dolente. Perchè se non ve lo spiego, poi sembra quasi che io spari su povera gente che ha passato la vita a farsi il culo ed ora si gode i frutti della fatica.

No.
Io parlo di gente che è nata, ha vissuto e vive tutt’ora in un mondo parallelo, fatto di zucchero a velo e pan di zenzero, parlo di gente che ha passato la sua vita ad essere accompagnata, mano nella mano, in tutto quello che ha fatto, che si è presa i suoi tempi tutte le volte che ne ha avuto bisogno. Gente che non sa cosa voglia dire sbattere contro la vita non una, non due, non dieci ma mille volte.
Costantemente.
Persone che ostentano una bontà d’animo che non appartiene all’animale uomo, circondate da altre persone che si rifiutano di scavare, di leggere tra le righe, di ragionare e che si accontentano della patina lucida che vedono in superficie.

Suicidio

Sono le stesse persone, che se oggi mi lanciassi sotto la metro rossa, domani si farebbero intervistare da Studio Aperto sottolineando quanto il mio gesto sia incomprensibile, perchè sono sempre stata una donna piena di vita, sorridente e desiderosa di rendere questo un mondo migliore.

Perchè chi soffre della sindrome, non vede al di la del proprio naso. Di fronte alla palese mortificazione interiore di un altra persona, si rifiuterà di accettarla e cercherà ossessivamente di trovarne il lato positivo, negando l’evidenza più e più volte, se necessario.

Sono come quei vecchi amici ai quali tenti inutilmente di spiegare che tra il te stesso di dieci anni fa e quello di oggi, non c’è un abisso, di più. Loro non ci crederanno mai ed insisteranno nel ripeterti che non è possibile, che sei sempre tu e siamo sempre noi e non è cambiato niente…. col cazzo. Io con quella di dieci anni fa non centro nulla…. ero così maledettamente fiduciosa, così maledettamente piena di vita… dio mio che schifo!!!!

Lo sapete vero che si vocifera che più siete in alto e più sarà dolorosa la caduta?

Confermo.

responsibilities

Dopo quanto detto, mi sembra il minimo specificare che sono responsabile di quello che ho scritto e non di quello che voi capirete. Sono costretta a precisarlo perchè ultimamente sembra che quello che dico sia estremamente fraintendibile.

Perchè voi forse non lo sapete, ma finchè scrivo stronzate tutto bene…. ma un post come questo è capace di scatenare la bestia che vive in ognuno di voi e far crollare amicizie decennali solo perchè ci si sente, peraltro senza alcuna logica, chiamati in causa (quelli affetti dalla sindrome non essendo consci di esserlo non si riconosceranno affatto).

Alla fine della fiera, e scommetto che alla conclusione non sia arrivato nessuno, a giustificazione del pappone scritto sopra posso solo dire che oggi è lunedì, piove, fa freddo, aprile mi ha appena umiliata come meglio non avrebbe potuto, sono a pezzi (dentro, fuori sono sempre splendida), ho vagamente fame, mi sono svegliata con istinti omicidi, ho fatto il grave errore di aprire FB senza erigere prima un’adeguata barriera emotiva, sono mortalmente triste, devo iniziare un nuovo libro, mi annoio, e soprattutto erano mesi; MESI ! che non vi scartavetravo le palle con i miei problemi quindi questo post noiosissimo ve lo siete meritato tutto !!!

Poschina confusa e infelice

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3 thoughts on “Go back to your playpen, Baby.

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