Quel momento in cui….

Nella vita, in questo fottutissimo insostenibile succedersi di momenti che noi ci ostiniamo a chiamare vita, c’è sempre il momento in cui ti rendi conto di qualcosa.
Ed è sempre una rivelazione.
In positivo o in negativo, quell’attimo ti apre il mondo, ti mostra quello che non credevi nemmeno potesse esistere…

pillola di saggezza a caso

Ora io lo so che voi che vi aspettate sempre che io sia felice, nonostante siano tipo 20 anni che vi spiego che mi riesce abbastanza difficile esserlo, vi offenderete perchè non scrivo che la vita è splendida nonostante la pioggia e che sono così fortunata perchè ho una famiglia, un lavoro e un cane. E io vi blocco subito con un contrattacco: Sapete dove dovete mettervi il vostro ottimismo? Ecco sì, bravi, proprio lì.
Qui l’ottimismo non arriva, si ferma giusto un centimetro prima.
E io nemmeno lo voglio, il finto ottimismo che sbandierate per nascondere quanto siano infime le vostre vite e quanto siate insoddisfatti di famiglia, lavoro e cani.

By the way…. ecco alcuni dei miei “momenti in cui”

Ricordo ancora quel momento in cui…

… mi sono resa conto che baciare con la lingua non era disgustoso come pensavo.

bacio1

Avevo dodici anni, una pischellina; e lui era, come da copione, di qualche anno maggiore di me. No, non faccio nomi perchè è su FB con tanto di moglie e figli,  è diventato un cesso terribile ed io preferisco ricordarmelo diciassettenne decisamente carino e ambito piuttosto che quarantenne disfatto da una vita tutto sommano infame. Fatto sta che a me piaceva, ma non poi così tanto da struggermici sopra…. Ed io gli piacevo quel tanto da rimanerci di merda quando ho cominciato ad ignorarlo. Era una tiepida domenica mattina, eravamo in mezzo alla gente e lui è stato semplicemente magnifico. Me lo ricordo perfettamente, perchè avevo quel timore strisciante che la cosa potesse non piacermi affatto…mi sembrava potesse essere troppo viscido per i miei gusti e mi immaginavo che la lingua fosse una specie di anguilla. Invece…. Invece effettivamente la lingua era una specie di anguilla, solo molto piacevole, eccitante ed invitante. Ed esattamente in quel momento, mentre le nostre lingue si coccolavano dolcemente, ho improvvisamente realizzato che sì, lui mi piaceva e baciarlo mi piaceva molto più di lui in se, ma che cmq. avrei preferito essere baciata da qualcun altro. La nostra storia durò più o meno dodici giorni, ma vanta alcuni dei migliori baci della mia vita.

… ho capito che nella vita non puoi contare nemmeno sulla famiglia

cacao

Da Cleto, una domenica pomeriggio piovosa e fredda. Io e my Sister sedute ad un tavolo a sorseggiare cioccolata calda mentre con naturalezza ella distrugge i miei sogni di adolescente con meticolosa crudeltà. Da quel momento in poi la mia vita cambierà radicalmente. La considero la prima delle innumerevoli disillusioni della mia vita. Da quel momento ho un rapporto bipolare con la cioccolata calda; quando qualcuno me la offre penso sempre che stia per incularmi e non me la godo, quando me la preparo da sola è perchè ho appena preso una batosta di quelle memorabili, quando mi capita casualmente di berla a breve mi piomba addosso qualcosa di brutto. Beh, sì, insomma avete capito l’antifona…. offrirmi la cioccolata è complicato.

… ho scoperto che le tette sono un’arma a mio favore

great-tits

Avevo quattordici anni ed una quarta misura. Praticamente ero un magnete ambulante per pedofili. Io a quattordici anni ero profondamente diversa dalle quattordicenni di oggi. Ero, se così vogliamo definirlo, tonta. Non che fossi scema, tutt’altro. Ero sveglia e sagace, ma tonta per quanto riguarda il sesso. Baciavo con la lingua ovviamente, mi strusciavo contro i miei coetanei altrettanto ovviamente, ma non avevo ben chiaro che le mie tettone potessero avere un potere sull’altro sesso.
L’illuminazione è arrivata come un treno in corsa una sera al mare. Indossavo un vestito nero, chiuso nella parte superiore da tanti bottoncini (sì, da adolescente ero estremamente femminile e allora?), solo che era vagamente piccolo e non si chiudevano gli ultimi bottoncini lasciando in vista gran parte delle tettone. Guardandomi allo specchio avevo notato la cosa, conscia che fosse audace, ma completamente ignara del pensiero del maschio medio. Alla vista di tanto ben di dio esposto, un amico decisamente più vecchio di me, non ha esitato ad infilarsi nel ruolo di padre e a rimproverarmi elencandomi tutti i pensieri peggiori che potevano passare per la testa di un uomo vedendomi vestita in quel modo. Quando alla fine del rimprovero ho sollevato gli occhi ed affermato “Scusa, non immaginavo” avevo stampato in faccia il primo dei tanti bei sorrisi maliziosi che mi avrebbero accompagnata in futuro. Mi aveva appena sverginato il cervello. Se vedo doppisensi ovunque, è soprattutto colpa sua.

… ho capito che non era il caso di stare vicina ad amici ubriachi

ubriaco5

Esterno notte, sul cucuzzolo del monte Possimo, tende accampate, falò, strinù e vodka. In questo contesto di allegria si consuma il dramma. Perchè tu, diciassettenne ignara, ti senti perfettamente al sicuro; circondata da amici con i quali sei cresciuta, docilmente appoggiata all’amico che ti ha vista, letteralmente, nascere. Ti senti protetta, con una sua mano che ti accarezza la schiena in modo rassicurante, e sì…. fa anche freddino quindi il suo corpo caldo ti aiuta a non sentire l’umidità che arriva dal bosco. Sopra di voi, un oceano di stelle. E nel corpo di lui, quintali di vodka. Forse troppa. E c’è un preciso momento in cui, ridestata dal torpore in cui ti stavi crogiolando, ti accorgi che la rassicurante mano che ti accarezzava la schiena, si è trasformata in una mano insinuante, che si è spinta sotto i mille strati di felpe, t-shirt e canottiere, per trovare la tua pelle nuda e giocare con la chiusura del tuo reggiseno. Un’improvvisa consapevolezza. Uno sguardo d’intesa con l’amica di fronte e l’improvvisa certezza di non poterti fidare dell’accoppiata Amico d’infanzia – Vodka.

… ti accorgi che lui non sta affatto rispondendo al bacio

no

Ecco forse certe cose capitano solo a me. O meglio, sono capitate solo a me. Fatto sta che c’era questo tizio che mi piaceva assai. Ma assai assai. Io gli piaciucchiavo, lo avevo capito dal fatto che aveva provato a baciarmi qualche sera prima. Cmq. Sono le quattro del mattino di un sabato sera, lui è lì, bellissimo (o almeno a me pare tale), leggermente discostato dagli altri. Mi avvicino, faccio un po’ la scema, mi avvicino ancora, mi allungo e lo bacio con due metri di lingua. E all’inizio sono sopraffatta dalla gioia perchè “Wow….ci stiamo baciando” ma dopo una frazione di secondo il mio cervello elabora ed io mi rendo conto la la mia lingua è l’unica cosa viva. Per quanto possa constatare in quel momento, lui è morto, o decerebrato, oppure semplicemente indifferente. Come se baciassi una mozzarella. Anzi, secondo me la mozzarella sarebbe stata più partecipe. Mi ritiro sconfitta. Torno a casa depressa. Ma oggi posso affermare con un misto do orgoglio e vergogna che non è la peggior figura di merda che ho fatto nella vita.

… ti accorgi di essere diventata un barattolo vuoto

brattolo

… aperto sul fondo. Non so identificare con precisione il momento in cui me ne sono accorta, perchè è stato un processo abbastanza lento, ma so con assoluta precisione quando ho smesso di farmene un cruccio. Ieri. Di fronte alla notizia piuttosto tragica che mi è stata raccontata, ho al solito finto un coinvolgimento che non provavo, giusto per non sembrare il barattolo vuoto che in effetti sono. Ma a differenza delle scorse volte, nelle quali poi mi colpevolizzavo per il fatto di non provare assolutamente nulla, ieri ho appreso che non è il caso di crucciarsi. D’altronde non è che gli altri dimostrino proprio tutto questo attaccamento alle mie vicissitudini…. e poi, in fondo, Who cares?
Anche se non provo assolutamente nulla, non è forse meglio di quando ero arrabbiata per tutto?
Non è forse meglio di quando mi prendevo a cuore situazioni che non avrei potuto comunque risolvere?
Non è forse meglio così piuttosto che piangere stile Dawson davanti allo specchio del cesso?

… ho realizzato che guardavo il mondo attraverso un filtro rosa

filtro rosa

So che detto da me sembra un’assurdità, ma io ricordo perfettamente il momento in cui il filtro è scivolato via ed io ho visto improvvisamente la vita, e tutto quello che ne fa parte, per quello che è realmente. Era il 1 Giugno 2011. Ah, fregati. Pensavate che non avrei saputo dirvi la data esatta e invece no…. cazzoni che non siete altro. La so eccome. Da quel momento, tutto mi è apparso chiaro, finalmente scevro da quell’alone rosa che lo circondava, che mi impediva di vederne l’essenza. Ora, finalmente, vedo quello che c’era dietro il filtro. Quello che c’era sempre stato mi mi ostinavo a non vedere. E tutto mi è più semplice. Non mi perdo più in riflessioni sterili sul benessere altrui, ora che ne vedo l’essenza. Certo, è stato bello vedere il mondo variegato di rosa, ma la nuda realtà, seppur crudele, è liberatoria.

…ti accorgi di essere più uomo che donna

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Si dice che gli uomini pensino costantemente al sesso. Si dice che l’altro pensiero fondamentale sia mangiare, seguito dal dormire.  Ergo. Sono un uomo. Ultimamente mi sono resa conto di avere solo 4 pensieri (ovviamente io ne ho uno che gli uomini non hanno, ma non è prettamente femminile):
– Sesso
– Cibo
– Libri
– Sonno
Sono le uniche cose che ho voglia di fare.
Altre piccole cose che mi inducono a credere di essermi trasformata in un uomo sono l’avversione per i preliminari lunghi e per le coccole post-coitali.
Se dopo aver finito una sex-session ho ancora voglia di scopare, non chiedo certo una carezza sul braccio, ma Sesso. Quindi le coccole mi irritano. Se dopo la sex-session non ne ho più voglia, mi sembra assurdo indugiare in strusciamenti e contatti vari visto che sono sudata, ho freddo/caldo, sonno, sete, voglia di leggere o quant’altro.
Non parliamo poi del preliminare eterno.
Va bene, ci stanno e sono bellissimi ed eccitanti. Ma il rischio è la perdita di attenzione e il passare da “Sono eccitata come una faina” al “Mio dio sbrigati che devo ancora stendere”.
Il preliminare lungo, anzi, eterno, ha su di me l’effetto contrario all’eccitazione. Ossia la noia. Argomentazione che perde ogni credibilità durante l’ovulazione, periodo nel quale i preliminari e il sesso non durano MAI abbastanza.
Se non fosse che leggo libri rosa a macchinetta, piango per Marguerite Gautier e non mi interessa il rapporto lesbo, penserei davvero di essermi trasformata in un uomo.
Ma si sa, certe fortune non capitano mai.

Poschina

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3 thoughts on “Quel momento in cui….

  1. Beh che dire…. se fosse vero, credo che per te molti uomini (me compreso) potrebbero anche pensare di diventare omosessuali… Però da quanto hai descritto, sarai un uomo ma un uomo fuori dalla media, il che è positivo (nel mio caso di eventuale conversione all’omosessualità) ma ricordati che l’uomo medio vive anche parlando di calcio come se la squadra e i giocatori fossero i suoi, pagati di tasca sua….
    Nel mio caso invece, io che odio il calcio, nell’ordine penso al sesso, ai libri e al sonno. Piango a guardarmi “Quasi Amici”, “The Blind Side” o “Into the Wild”…. Ehi un momento! Non è che sono una donna bisex? (sempre considerando te un uomo…)
    😀
    Un bacio!

  2. aahahhahahahha…. mi sa che sei una donna tanto quanto io sono un uomo !!!!!!
    Devo confessare che a me il calcio piace, non tanto da parlarne come fosse la cosa più importante dell’universo, ma abbastanza da organizzare serate evento in contemporanea alle partite della nazionale ai mondiali…. vedi, sono un caso disperato !!!!
    ahahahahahhahahaahhahahahah 😛

  3. Pingback: Questione di Cuore – Carmen Bruni | La Leggivora

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