Cose da non fare

scrivere

Metti che 10 anni fa, mese più mese meno, ti metti in testa di scrivere un racconto. 

Metti che non sei in grado e alla fine butti giù una decina di pagine più o meno.

Metti che due anni dopo ti viene di nuovo voglia di scrivere un racconto e ti accorgi che quello che avevi scritto tempo prima non era niente male, ma davvero niente male. Allora ti concentri, lasci fluire i pensieri e butti giù di getto qualcosa che accompagni quello che avevi scritto, per dargli un contorno, un’identità che non trovi in quelle parole. Quindi rimescoli, tagli, sfoltisci, aggiungi… poi basta. Una storia che nessuno vorrebbe sentire e che nemmeno tu vuoi più raccontare.

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Metti che poi, sei anni dopo, finalmente hai un progetto nuovo, sei carica di aspettative, felice, soddisfatta e guardi al futuro con quella passione e quella vitalità che non sai bene dove fossero finite. Allora, cosa ti viene in mente? Beh, di riprendere quel racconto lasciato lì a metà e di finirlo. Ma no. Non funziona. Però…. però quelle 10 fottutissime pagine che avevi scritto molto tempo addietro funzionano ancora, certo… basta dargli una ricontrollatina.

E poi via.

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Scrivi… scrivi…. scrivi. Tagli, incolli, post-it ovuqnue, pagine stampate e riscritte, finchè non riesci ad integrare quelle 10 pagine in una storia che vuoi raccontare e che si lascia leggere. Una storia che con te centra poco, anche se tutti ti dicono il contrario, una storia che alla fine prende forma, si assesta, acquista una sua identità. Al punto che la pubblichi, la divulghi, la stampi, la leggi e rileggi e ne sei orgogliosa e imbarazzata. 

Sì, sei convinta di aver trovato un posto per quelle dieci pagine. Ora sì che hanno senso. Ora sì che funzionano. Non sono più lì, da sole, abbandonate. Ora funzionano.

Fino a che. 

Fino a che un giorno, dopo che il progetto è fallito, dopo che la vitalità e l’ottimismo e l’aspettativa si sono fottuti, un giorno in cui sei costretta a pranzare alle 14.45, per ingannare il tempo apri la cartella “book”, prendi quelle fottutissime 10 pagine scritte 10 anni fa e scopri che non le hai affatto migliorate. Anzi. Scopri con orrore che le hai rovinate, stuprate, appesantite. Che hai tolto tutto ciò che era poetico e affascinante e lo hai sostituito con inutili seghe mentali che non interessano  a nessuno. Che hai tagliato quello che avevano di più bello e spontaneo. Ti accorgi che non solo funzionavano, ma erano quasi perfette così come le avevi scritte una vita fa.

E realizzi che sarebbe bastato togliere si e no 4 righe per renderle davvero un gioiellino. Invece hai aggiunto 400 pagine di nulla. E ti accorgi che il libro ha seguito il tuo percorso personale. Da qualcosa di bello e interessante a qualcosa di contorto, complesso, superfluo. 

Mai.

Mai leggere quello che hai scritto dieci anni prima. E’ devastante.

Poschina – no … no … no

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