The Prom

Forse l’unica vera ragione per la quale ringrazio di essere cresciuta in Italia è l’assenza del ballo di fine anno al liceo. Il famigerato Prom che tanto abbiamo visto in film e telefilm americani. E anche dell’annuario della scuola, perchè sono sufficienti gli sputtanamenti facebookiani e twitteriani, ci mancherebbe anche un annuario conservato negli archivi del Boccioni. La consegna dei diplomi avrebbe invece potuto essere interessante, avrei pagato per vedere alcune fighette insopportabili indossare l’orrenda tunica con cappellino idiota.

Cmq.

Ieri mattina mi sono data alla cultura. Ho visto “The Prom”, un pessimo film adolescenziale (io amo i pessimi film adolescenziali) che narrava le mirabolanti avventure di una ragazza (Nova) che era tutta impegnata a realizzare le scenografie del ballo di fine anno. Poi le scenografie bruciano e lei è disperata perchè “Adesso come faranno i ragazzi a ricordarsi questa festa come il più bel ricordo del liceo. Perchè il ballo di fine anno è il momento in cui si appianano le differenze, e tutti ci vogliamo tanto bene”. Il preside allora le affibbia Jesse, lo scapestrato della scuola, che in realtà è buono come il pane. Cioè sì; guida la motocicletta, usa T-Shirt senza maniche, ha i capelli lunghie l’aria sempre arrabbiata. Ma in realtà è dolcissimo, ovviamente bello, ovviamente senza i capelli fizzosi, e altrettanto ovviamente sembra sempre arrabbiatissimo perchè ha una difficile situazione alle spalle e deve lavorare per aiutare la madre a pagare i conti, ed ovviamentissimo ha un fratello minore a cui vuole tanto bene. Finirà con due metri di lingua in bocca. Anzi no, cioè si baciano ma secondo me senza lingua, cosa che mi ha delusa alquanto….

Il pappone mi ha permesso di riflettere ancora una volta, come se davvero qualcuno ne sentisse l’esigenza, sul “Prom”. E sulla sua miracolosa assenza nel mio Liceo. Grazie.

Il liceo è  di per se terrificante. Cominci che hai 14/15 anni, la tua personalita’ si sta formando, hai i brufoli, i capelli fizzosissimi, le palle girate, sei profondamente insicuro, costretto a convivere con una massa di adolescenti che sono messi peggio di te. Prosegui a cazzotti per affermare personalità e carattere. Se sei fortunato crei legami solidissimi con i compagni di classe e a 40 anni sei lì ancora  a fare grigliate in onore dei vecchi tempi. Se sei sfortunato capiti in una classe disomogenea e sfaccettata dove ti senti un pesce fuor d’acqua e maledici continuamente chiunque ti circondi. Io stavo nel mezzo. Ci sono persone che ricordo con affetto, persone che non ricordo e persone che mi sono totalmente indifferenti… anzi, andate affanculo per non avermi mai spiegato cosa vi infastidiva tanto di me dal cercare di rendermi la vita impossibile.

Cmq. tutto questo per dire che i traumi del liceo te li porti dietro tutta la vita.

Ricordo quanto ero innamorata di un ragazzo poco più grande di me. Io ero in seconda e lui pure, ripetente. Lo incrociavo per i corridoi e ci scambiavamo si e no un “ciao” strascicato. Lo adoravo in silenzio. Mi ricordo perfettamente un giorno di maggio. Corridoio del 1° piano. Lui arrivava con amici (ma perchè non girava mai da solo?) e sgranocchiava un cornetto alglida. Era a metà cono. Poco prima del preziosissimo fondo al cioccolato, ed io lo ricordo perfettamente, come era vestito, come era pettinato… tutti quegli inutili dettagli che sono rimasti impressi nel mio cervello di adolescente. E mi facevo dei film nei quali lui si sarebbe accorto di me (siete liberissimi di ridere) e un giorno avremmo girato mano nella mano per i corridoi. Poi ci saremmo sbaciucchiati in cortile, avremmo condiviso il cornetto algida… beh, quelle cose melense che sognavano le 15enni del 1995. Molto diverse da quello su cui fantastico oggi. Ossia esattamente quello che ho scritto prima con il plus di una bella scopata.

E questo è niente. In quarta ero follemente innamorata di un tizio fidanzato che mi salutava appena. E mi salutava solo perchè ero in classe con un suo amico. Mica per altro. E io lì a struggermi per lui, per i suoi occhi, il suo zaino e tutto il resto. Proprio non mi cagava. Poi vado all’accademia di Brera, giro un angolo e me lo trovo di fronte. Biascico un “ciao” pensando che manco mi riconoscesse… invece no. Fuori dal liceo dove lui era popolare ed io NO, di colpo divento simpatica, dolce, carina… Solo che ormai io ero passata oltre ed ero follemente persa per il tizio che frequentava con me Storia del Costume per lo Spettacolo.

La vita è così. Una serie interminabile di tempistiche sbagliate.

Ma ora chiudete gli occhi ed immaginatevi diciottenni in procinto di diplomarvi. Prima dell’esame di maturità. Nel momento peggiore della vostra esistenza; quando i brufoli hanno il controllo del vostro sebo, i culi di voi ragazze erano nel momento di massima espansione, la voce di voi ragazzi era ancora pseudobaritonale e il corpo  in piena   trasformazione. Non tutti i vostri ormoni avevano capito cosa avrebbero dovuto fare e quando. Perchè la filmografia ci mostra ragazze bellissime e ragazzi muscolosissimi ma noi sappiamo bene che la realtà è piuttosto lontana da questo stereotipo. Mi chiedo cosa avrebbe potuto spingermi a togliere gli anfibi o le gazelle. Oppure cosa avrebbe potuto riuscire a farmi mettere un vestito da sera piuttosto che il mio adorato felpino dell’adidas che ancora rimpiango. E i miei pantaloni militari? No. Non avrei mai e poi mai messo un vestito da sera. Per chi poi?

Non ero esattamente popolare. Non che fossi proprio invisibile, ma non certo quella di cui era bello parlare. Non che la cosa mi facesse soffrire, ma a tutte le ragazze, almeno una volta nella vita, piacerebbe essere quelle fighe perennemente al centro dell’attenzione. Da adolescente poi questo aiuterebbe l’autostima, che io ho scoperto di recente. E che ancora fatico a gestire.

Da noi non c’è la menata Cheerleader/giocatore di Football. Però se non eri nessuno, non eri nessuno. Io ero “quella che è in classe di….” che non è male. Perchè mi permetteva una certa riconoscibilità. Per fare un esempio. Ho venduto le foto di due miei compagni di classe ad alcune ragazze di prima. E ho mangiato a scrocco per aver fatto le presentazioni ufficiali del figo di turno. Not Bad !!!

Solo che se ci fosse stato il ballo di fine corso, io sarei stata davvero in crisi. Il dilemma “andare – non andare” mi avrebbe attanagliata per mesi. E non era il dilemma Morettiano “mi si nota di più se vado e sto in un angolo o se non vado per niente”; ma piuttosto “Quelli papabili sono impegnati, gli altri non mi cagano…. vado da sola o sto a casa?”. Che poi probabilmente, a pensarci ora che ho scoperto l’autostima, qualcuno avrebbe anche voluto invitarmi. Ma a 18 anni ero vagamente insicura, snob (più di ora) e in Daria mood perenne. Il che non era certo un aiuto per i possibili pretendenti, che erano comnque tardoadolescenti insicuri, arrabbiati e frustrati che non avevano il coraggio di esporsi esattamente come me.

Però io Spigarelli a fare da chaperone avrei tanto voluto vederlo. E Gugliotta? Parliamone. Le uniche ragioni serie per provare a propinare l’idea di un ballo al Boccioni.

Ora passiamo alle cose serie. Cari produttori di film americani per teenagers, perchè vi ostinate a propinare film sul ballo di fine anno, quando il meglio è già stato fatto? Qualcuno di voi pensa per caso di poter raggiungere le vette toccate in Buffy – TVS S03E20? No, non ci riuscirete mai. 

    

Un giorno, quando avrò tanto tempo e tanta voglia di scrivere, spiegherò a voi zoticoni malfidenti perchè Buffy TVS è la miglior TV Series x teenagers mai esistita.

Poschina –  Eternamente grata di non aver dovuto partecipare al Prom.

Postilla: è inutile che cerchiate di farmi dire con torture varie chi era il ragazzo del cornetto algida e chi l’ex popolare, non più popolare…. non ve lo dirò mai !!!!

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