L’epoca in cui nessuno ti dava consigli non richiesti

C’è stato un periodo delle nostre vite molto particolare: l’adolescenza.

Avendo 32 anni suonati ne parlo al passato con cognizione di causa, anche se saltuariamente insisto nel dire di poter essere considerata “tardoadolescente”.

Ci sono molte cose che ricordo con distacco e anzi, che disprezzo della mia adolescenza, ma c’è una cosa che rimpiango fottutamente. Una sola cosa che mi manca in modo pazzesco. E mi chiedo continuamente perchè, tra tutte le cose che si potevano perdere crescendo, si perde proprio l’unica peculiarità positiva dell’età giovane?

Da adolescente non dai consigli non richiesti.  Provate a rifletterci.

Situazione tipo:

Silvia è innamorata di Michele, hanno limonato di brutto pur sapendo che lui è fidanzatissimo con Laura. Inutile dire che Michele non si farà più sentire. Anzi, tratterà Silvia malissimo. Riunione di amiche. Dopo l’esposizione del problema arriva il momento di cui Silvia ha più bisogno: il momento comprensione. Nessun consiglio non richiesto, ma solo una serie di frasi atte a dimostrare di capire il problema, comprendere lo stato d’animo di Silvia, giurarle di esserci sempre per ogni esigenza ed ogni crisi, abbracciarla stretta, darle un paio di fazzoletti e coalizzarsi tutte insieme su quanto Michele sia stronzissimo ma figo, sulla bastardaggine del fato, sul fatto che Laura sia insignificante, brutta, antipatica e puzzolente.

Nessun adolescente penserebbe mai di fronte alla disperazione di un amico/amica di mettersi a dare consigli. Mai. A meno che la richiesta non provenga dal diretto interessato. E comunque, il consiglio sarà sempre a favore della parte lesa. E se anche virasse un po’ sulla critica costruttiva, sarebbe presentato in modo da sembrare a favore della parte lesa. Perchè per gli adolescenti il gruppo è fondamentale. E mantenere la pace nel gruppo è l’unica cosa che davvero conta.

Poi si cresce.

Finisce che quando hai bisogno di sfogarti, invece di comprensione, ricevi una serie di inutili consigli NON richiesti.  Da persone che pensi ti comprenderanno, ma non solo non capiscono un cazzo, ma pensano di saperne per forza più di te, anche se non hanno la minima idea di quello che stai passando, nè, probabilmente, l’avranno mai. Questo non ferma l’adulto medio (mi ci metto anch’io) dal pensare che tutti vogliano sentire un suo consiglio, una sua idea, un insulso ed inutile parere sparato a cazzo e in fretta, che poi ho di meglio da fare.

Perchè da adulti non ci si può più sfogare liberamente? Perchè non si riesce ad essere compresi? Perchè tutti si sentono in dovere di dirti quello che dovresti fare? 

L’età adulta è in assoluto il momento in cui sei più solo. Da una parte è vero ceh si hanno a disposizione anni ed anni di allenamento alla disfatta, quindi si è sufficientemente armati per combattere la solitudine, la tristezza e quant’altro. D’altro canto di colpo ti accorgi che quella rete di “amicizie” che hai costruito altro non è che un covo di egoisti che quando avrai bisogno sapranno solo dirti quello che dovresti fare, senza nemmeno alcoltare quello che hai da dire. E non è bello. Non solo. Ricordati sempre che da adulti i probelmi degli altri sono sempre e comunque inferiori ai tuoi. Quindi, da adulto, comincerai a pensare che il tuo amico se la sta menando troppo per una stronzata perchè se avesse i tuoi di problemi (che magari sono effettivamente delle stronzate) allora sì che avrebbe qualcosa di serio a cui pensare.

E’ orribile pensare che sono anni che non ricevo un abbraccio disinteressato. Che non piango sulla spalla di qualcuno che abbia davvero ascoltato quello che ho da dire, che mi abbia consolata e non si sia permesso di dirmi come dovrei risolvere una situazione irrisolvibile.

Ridatemi oggi un pomeriggio di adolescenza, due ore sul cordolo dietro casa per rassicurarmi e farmi sentire meno sola.

Poschina

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2 thoughts on “L’epoca in cui nessuno ti dava consigli non richiesti

  1. I consigli non richiesti, dati o ricevuti, hai ragione… in genere partono dalla premessa: ti capisco. E’ la premessa ad essere sbagliata, quasi mai quel “ti capisco” ha senso. Ed è dall’idea, sbagliata, di capire come un altro si senta, che poi parte il consiglio, che in genere c’entra poco con la situazione e il modo in cui uno la vive.

    E hai ragione, da adulti, rispetto a quando si è adolescenti e il gruppo conta (il consiglio a favore della parte lesa sempre e comunque), il consiglio in realtà è solo un modo per giudicare più che per consigliare. E naturalmente è vero che i tuoi problemi a confronto di quelli degli altri che ti ascoltano sono sempre piccole cose, anche se tu hai un debito con uno strozzino che ti fa tampinare dai suoi bravi, e l’amico invece ha solo un’unghia incarnita.

    La conclusione è una: l’età adulta, come dici, è l’età della solitudine. Chi lo sa in genere è colui che non dà consigli, ma sostegno all’amico che ne ha bisogno. Credo comunque che un amico, in caso di bisogno, arrivi solo fino ad un certo punto. Nel momento del bisogno credo molto, ed sclusivamente, nella famiglia: quella che uno ha per nascita e quella che uno si costruisce. Ricordando sempre però che il peso più grosso di problemi, delusioni, affanni, stanchezza, li si affronta da soli.

    Vorrei tornare anch’io all’adolescenza, perché allora i tegolini del mulino bianco erano molto più buoni! E anche le macine.

  2. Minchia quanto hai ragione, anche i canestrelli del Mulino Bianco erano diversi…. questa pratica di cambiare continuamente i sapori non mi piace affatto 😀

    Hai ragione, la famiglia, nel senso più ampio del termine, è l’unica che ti sta davvero vicino…. solo che in questo periodo trovo sconfortante accorgermi che io do 100 e ricevo 50…

    pazienza, come dicevo, alla fine crescere serve proprio a prepararti a questo.

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