Serata Revival – Via col vento meglio conosciuto come: The Melania Hamilton’s Syndrome

Via col vento è sempre stato uno dei grandi classici della mia vita. Roba che da piccola lo avrò visto decine di volte, nonostante duri più o meno quattro ore. Ma da piccola sopportavo la visione di Mary Poppins senza avere istinti omicidi quindi qualcosa non funzionava bene nel mio cervellino bacato.

Oggi diremmo che il pubblico si divide in Team Rossella e Team Melania. Ma all’epoca si diceva “Io preferisco Rossella a quel cane morto di Melania”.

Essendo cresciuta in una famiglia cattolica, ricordo che di fronte al mio odio spassionato per Melania, mia madre cercava di spiegarmi che il personaggio incarnava il prototipo di donna buona, comprensiva, pura. Ciononostante io la odiavo e la odio tutt’ora. Ma in breve ecco a voi la storia narrata nelle 12 ore di Via col vento.

Siamo nel sud degli Stati Uniti d’America, in un bellissimo podere pieno di schiavi negri chiamato “Le 12 querce”. Famigliola felice: Rossella e due sorelle, madre e padre, serva di colore. Pic nic nel quale scopriamo che:

1 – sta scoppiando la guerra di secessione con la quale i nordisti cercano di annullare lo schiavismo e di impossessarsi degli stati del sud per renderli civilizzati;

2 – l’uomo che ama Rossella (quel ciula di Ashley) è intenzionato a sposare la cugina Melania Hamilton;

3 – Rhett Butler è quello che oggi si definirebbe cazzoduro, odiato da tutti perchè si permette di dire la semplice verità ai bifolchi sudisti ossia che i nordisti li schiacceranno come scarafaggi;

4 – Rossella ha un bel caratterino.

Gran parte del film è basato sull’ossessione di Rossella per Ashley. E’ furiosa perchè lui le preferisce quella sciacquetta piagnina di Melania e non capisce come ciò sia possibile. In effetti nelle quatto ore di proiezione sembra che Rossella sia una ragazzia viziata che si è illusa di poter avere una qualche speranza; mentre nel libro Ashley le dice chiaramente  che la ama ma non è fatto per stare con una donna della sua tempra. Una specie di “Sei troppo per me, io ho bisogno di una che mi faccia da mamma mentre se stessi con te diventerei il tuo schiavo”. Che è ben diverso da quello che io ho sempre visto su pellicola, ossia una Rossella ossessiva ed un Ashley che non sa più come dirle che non ne vuole sapere.

Questa “love story” è il filo conduttore della storia, che ci mostra come la guerra trasformi Le 12 querce in una tenuta distrutta e disabitata al limite della sopravvivenza e come solo grazie a Rossella e alla sua ostinazione, Melania, le sorelle pirla e Ashley, riusciranno ad uscire indenni dagli anni difficili.

Per permettere a Le 12 querce di rimettersi in sesto Rossella è disposta a tutto:

– sposare i due pretendenti delle sorelle e rimanere vedova di entrambi,

– uccidere un uomo (nel libro se non ricordo male lo fa Melania per giunta o alla fine della gravidanza o appena divenuta madre),

– farsi un vestito con un’orripilante tenda verde,

– lavorare i campi di cotone,

– sopportare l’odiosissima bimba negra (Prissy) che non fa altro che piangere,

– gestire una segheria,

– fare la crocerossina in un campo di battaglia pieno di cadaveri…

… e così via.

Quello che ho sempre odiato di Melania è la faccia da culo allegro. Non puoi essere sempre sorridente e ragionevole, ci sarà anche un momento nella vita nel quale vorresti prendere a calci in faccia Rossella che sta cercando di fotterti il marito. Oppure smadonnare perchè sei incinta, mezza morta, con le doglie e devi attraversare Atlanta messa a ferro e fuoco dai nordisti. Perchè poi, parliamone, nel libro Melania è un personaggio fighissimo. E’ una donna matura, con le palle, capace di gestire senza conflitti una personalità come quella di Rossella. Perfettamente conscia del suo ruolo di donna e ammirata dall’intraprendenza e dalla caparbietà della nostra eroina.

Purtroppo il taglio dato dal regista, dal produttore e da quello che puliva i cessi era un’esasperazione delle caratteristiche positive del personaggio, fino a renderlo stucchevole e per niente realistico.

Lo stesso è successo con Rossella.

Giovanissima, all’nizio del libro è un’adolescente di più o meno 15 anni, e viziatissima è l’unica a capire che in momenti disperati ci vogliono azioni disperate. Pragmatica, egoista, cocciuta e determinata, è colei che permette alla ciurma di sopravvivere e salvare la pelle. Innamorata di un ideale che non le si addice per niente, capirà proprio all’ultimo momento che l’unico uomo che fa per lei è Rhett, solo che contemporaneamente lui caposce che proprio non la può più soffrire e la molla ai piedi della scalinata rossa che è entrata nell’immaginario di tutte noi bambine degli anni ’80.

La stessa scalinata che è teatro di una delle scene più erotiche del cinema (dopo il bacio tra Lancaster e Kerr in “Da qui all’eternità”) quando Rhett, esasperato da una Rossella capricciosa e mezza frigida, le schiaffa la lingua in bocca, la prende in braccio e la porta in camera da letto, dove le concede il miglior sesso che si possa avere. E non è una mia elucubrazione porca. Lo si intuisce perchè lei la mattina dopo si sveglia a letto con un’espressione talmente goduriosa che a me viene l’acquolina in bocca. E già a 10 anni capivo che Rhett qualcosa di buono doveva pur averlo fatto.

Sappiate che nonostante venga mollata con una serie di insulti terrificanti, Rossella pensa che “Dopotutto domani è un altro giorno” e che deve impegnarsi per riconquistare Rhett. E noi sappiamo che ci riuscirà. Ha mai fallito in qualcosa? No; appunto.

Il libro è interessantissimo perchè ci illustra la morale dell’epoca. Rossella, per esempio, viene aspramente criticata perchè esce di casa e lavora nonostante sia incinta, pare ceh all’epoca le donne incinte fossero recluse in casa perchè ostentare la pancia era sconveniente. Un po’ come adesso che le donne incinte si fanno fotografare nude sui settimanali rosa.

E’ inutile. A me la faccia da madonnina infilzata di Melania risulta indigesta, mentre mi affascina da morire lo sguardo perfido e calcolatore di Nostra Signora Rossella.

Poschina Scarlett addicted 

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