Honestly

Sono le 9.49 di lunedì 4 luglio 2011.
Inutile fermarsi a rivangare su cosa stavo facendo 6 anni fa (partivo per la Sicilia in attesa di discutere la tesi), 13 anni fa (probabilmente mi apprestavo a discutere l’orale di maturità), 20 anni fa (mi preparavo per partire per il mare).
Inutile anche fermarsi a riflettere su come immaginavi saresti stata a 31 anni e fare un drammatico confronto con la dura realtà.
Molto meglio fare lo struzzo, ficcare la tua fottutissima testa sotto la sabbia e passare oltre.
Credo di essere un pochino depressa.
O esaurita.
Io credo depressa. Sì, oscillo tra uno stato di tranquillità mistica ed uno di depressione nera. Non c’è via di mezzo. O sto bene. O sto male. Appena mi ripristinano la linea internet verifico se siano effettivamente i sintomi della depressione o dell’esaurimento. No, niente di grave. Sto benissimo (e badate bene che lo dico con un sorriso 32 denti stampato in faccia, quindi deve essere vero).
Inutile tediarvi con i problemi o presunti tali che mi hanno portata a questo stato, tanto anche se ve ne parlassi fino allo sfinimento, non cambierebbe un cazzo. Anzi, potreste aggravare la situazione con frasi quali: “Stai tranquilla” oppure “Come sei dimagrita” o ancora “Vedrai”…vedrai cosa? Mah….
Si, la frase “come sei dimagrita” mi irrita fino allo sproposito perché fino a due settimane fa la frase era l’opposto “Sei ingrassata?” quindi ergo che non vi va MAI bene niente e questo aggrava la mia posizione di donna sull’orlo di una crisi di nervi.
Ah.
Dimenticavo che sono di nuovo in un periodo di eremitaggio profondo. Non è per finta. La gente mi da fastidio. Sarà che intorno vedo principalmente persone che mentono a se stesse e agli altri, che cercano conferme da me (cosa inspiegabile), che chiedono pareri e poi non li accettano, che fingono di essere felici, che fingono di essere infelici.
Insomma fingono.
Problema principale dei tardo giovani degli anni 2000? Fingono.
Su tutto.
Continuamente.
Insistentemente.
Disperati dal terrore di rimanere soli (gli uomini), di non riuscire a farsi sposare (le donne), di non riuscire ad avere figli (entrambi), di non trovare nessuno con cui confidarsi (io), di non trovare un posto adeguato nel mondo (tutti).
C’è chi reagisce di fronte a questo smarrimento con una drammatica presa di coscienza e decide di isolarsi, o di non sorridere se non se la sente (facendoci la figura dello stronzo perennemente incazzato o snob), e chi invece passa al piano autoconvinzione e continua a ripetere a tutti quanto è felice, fortunato, baciato da dio.
Da quando ho realizzato che sul mio contratto non c’è alcuna clausola che mi impone di sorridere, ho smesso di farlo. Con risultati sorprendenti. I colleghi ora mi evitano. E soprattutto evitano di rompermi i coglioni se non quando è proprio indispensabile.
Incredibile!!!
Mi trascino così, di intolleranza in intolleranza, durante queste calde giornate di prima estate, tra Milano S. Babila e Cesate; mentre pezzi importantissimi della mia tardo giovinezza se ne vanno per sempre.
Non so sinceramente perché mi dia così fastidio vedere l’ipocrisia che mi circonda, o accorgermi della falsità di chi mi sta intorno. In fondo non sono cazzi miei.
Dovrei guardarli e compiangere la loro malcelata solitudine e invece mi verrebbe voglia di urlargli dietro “Ma vi svegliate !!!!!!”.
Poi taccio e sorrido. In fondo non sono davvero cazzi miei.
Se sono felici così, meglio per loro.
Se riescono a raccontarsela per andare avanti, beati loro.
Sarà mica che invidio la loro capacità di farsi andar bene le cose?
Di auto convincersi?
Di perseverare per raggiungere il loro unico scopo nella vita senza guardare in faccia nessuno nemmeno loro stessi?
Probabile.
Molto probabile.
Beh, ora non attaccate con la solfa che sono sempre giù di morale e bla…bla…bla…
Sono solo profondamente onesta con me stessa.
Solo che per voi che continuate a fingere è cosa nuova e incomprensibile.

Poschina in sua onesta opinione….

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