Se Dio è Morto lo è anche Facebook

 

Quando mi approcciai a Facebook credo un paio di anni fa, lo feci con un misto di curiosità e snobismo. Ero sì curiosa di sapere come funzionasse, quali improbabili sensazioni sarebbe riuscito a darmi e così via….. ma anche armata di quello snobismo che mi contraddistingue quando mi approccio ad una novità amata dalle masse (tutti voi vi ricorderete la mia allergia all’Iphone, Take That, Spice Girls, Federico Moccia….. e via dicendo).

Rimasi molto colpita dal preoccupante piacere psicologico che mi dava frugare nelle vite degli altri….ovviamente anche quel poco di esibizionismo che alberga in tutti noi veniva pienamente soddisfatto. 

A parte considerazioni più o meno filosofiche sull’utilità di spiare e farsi spiare, era un divertente metro di misura per capire un po’ di più i propri amici, parenti, fidanzati. Era carino e interessante leggere lo “stato” dei propri conoscenti…. Si capivano gioie e frustrazioni, dolori quotidiani di noi sottoposti e/o inferiori, improvvise felicità inaspettate, velenose considerazioni sul mondo…..

Ma poi….

Poi è morto. Lentamente si è spento ogni guizzo di intelligenza, sarcasmo, ciniscmo, ironia. E’ rimasto sono un’involucro nel quale riversare il vuoto pneumatico di sè stessi, specchio della società moderna. 

Qualunquismo, perbenismo, falso moralismo, lotte fratricide tra interisti/milanisti/juventini, terrificanti e mortificanti messaggi talmente ricchi di pietismo che fanno rivoltare quelli a cui sono rivolti nella propria tomba. E’ un’agghiacciante gara a chi spara il luogo comune più comune. Quando morì tragicamente Taricone, uno che è diventato famoso facendo il pirla e che tutti consideravano un idiota, ho letto commenti di persone che si dicevano ormai vuote, vista la tragica perdita per il nostro Paese…. 

Per il primo anno si è vista un po’ di personalità. C’era un minimo di coraggio. Qualcuno osava dire qualcosa di intelligente.

Ora non c’è più niente. 

Le maschere quotidiane intrise di prudenza, e vergogna per quello che davvero siamo o proviamo hanno preso il sopravvento. Questo nella migliore delle ipotesi. In quella peggiore, semplicemente è uscito il vero io delle persone. Ossia il nulla.

Poschina

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