Lambs

“Allora Clarice, gli agnelli hanno smesso di strillare?”

Terrore puro. Nel lontano 1991, avevo la bellezza di 11 anni, esce uno dei film che avrebbero maggiormente influenzato la mia vita di piccola cinefila. Ovviamente all’epoca non l’ho visto nel giro di un anno, come accade adesso; ma ho dovuto attendere il passaggio televisivo…..quindi la prima volta che l’ho adorato ero un’adolescente in piena regola, con il cervello che funzionava a velocità supersonica e assorbivo come una spugna qualsiasi novità mi venisse mostrata.

Hannibal Lecter è il male. Il male ssoluto. Eppure è di un’intelligenza superiore. Un genio. Ed è affascinante, conturbante. Piacevole da ascoltare.  Hannibal è rinchiuso in un istituto psichiatrico diretto da un coglione (e infatti farà decisamente una brutta fine) e circondato da malati di mente della peggior specie, ignoranti, dementi, stupidi. Oltre ad aver perso la libertà, la possibilità di avere una finestra, è anche stato declassato alla frequentazione di pesone inferiori, molto inferiori, solo per mortificarlo ulteriormente.

Quando Lecter ti guarda così non puoi che cagarti sotto. Ma nel vero senso della parola, perchè sai che se potesse liberarsi e prenderti, probabilmente mangerebbe la tua lingua, poi la faccia, gli occhi e il resto del corpo comodamente, quando lo ritenesse più opportuno. Ho adorato gli ambienti bui, soffocanti, l’atmosfera lugubre e il perenne senso di morte che accompagnano l’intera pellicola. Un piatto di fave, non è più stato un pezzo di fave per la mia generazione. Un chianti, non è più solo un vino. Poi io adoravo scott glenn. Lo adoravo sessualmente parlando. Freddo. Freddissismo. Eppure così HOT. Ok, quello era dovuto alla mia gerontofilia che già prepotentemente si sviluppava nel mio cervello e nelle mie membra. Ma quanto era figo con gli occhialini e i suoi abiti firmati? Quanto? Torniamo a Lecter. Da quando ho visto “The silence of the lambs” vivo nel terrore che qualcuno mi rapisca per scuioarmi e farsi un bel vestito con la mia pelle e mi infili in gola la larva di una falena testa di morto….che, diciamocelo, non è proprio quella che si dice una bella fine. Lecter riesce a risultare talmente interessante e simpatico che si arriva addirittura a parteggiare per lui, quando uccide e poi appende stile pipistrello il poliziotto alla gabbia in cui è rinchuiso, tutti noi sorridiamo sornioni perchè è davvero troppo intelligente ed un uomo cos’ intelligente non può che starci profondamente simpatico. Lo stesso vale quando alla fine del film, Hannibal chiama Clarice e le dice che ha un vecchio amico per cena, è inquadrano quel coglione del direttore dell’ospedale psichiatrico, e noi immaginiamo già la fine che gli farà fare. Tutto sommato non ci dispiace perchè morirà. Ci dispiace solamente che non vedremo la fine che gli farà fare.

Costruito in maniera perfetta, sceneggiato ancora meglio e fotografato come meglio non si poteva, il film ci trascina in un vortice di follia, intelligenza, morte. E noi ci lasciamo volentieri trascinare dalla corrente, mai sazi di Hannibal……non ne avremo MAI abbastanza.

Così, uno psicopatico doventa un idolo. Così Anthony Hopkins diventa un’icona generazionale.

“Tell me, Clarice – have the lambs stopped screaming?”

Poschina

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