Cari fottutissimi amici _ Parenti serpenti

Ho preso in prestito i titoli di due film italiani che ben rappresentano la mia condizione odierna.

Cominciamo con ordine. Ci ho messo 31 anni. 31 fottuti anni. Non mi metto nemmeno a contare quanti giorni siano o quanti mesi, secondi e minuti. E’ cmq. troppo. Ma alla fine ci sono arrivata.

Gli amici non esistono. Piuttosto esistono una serie di contratti non scritti che si basano sul bisogno momentaneo. Persone con le quali condividi una parte della tua vita, che potrebbero anche sembrarti amiche (come amicizia intendo il modello filmico/televisivo/letterario, secondo il quale esistono rapporti non governati dal sesso che possono perdurare nel tempo e sostituirsi in alcuni casi al nucleo familiare), ma che alla fine, prima o poi, si rivelano esclusivamente approfittatori della tua bontà, disponibilità, idiozia, sprovvedutezza (sempre che il termine esista). Sono sempre stata convinta che in tutto ciò non ci fosse nulla di male; anzi, che questo fosse l’unico modo di rapportarsi agli altri. In fondo, quando andiamo al liceo e frequentiamo un gruppo di persone che consideriamo, in quel determinato periodo, i migliori amici che avremmo potuto trovare; non dobbiamo stupirci se a 4 anni di distanza non sappiamo nemmeno che fine abbiano fatto. E’ normale, si cresce, si cambia, si frequenta nuova gente, si trovano nuovi amici (termine politicamente corretto per dire in pratica che si trovano nuove persone che ci servono e a cui serviamo in quel determinato momento della nostra vita). Nuovi amici che siamo pronti ad abbandonare appena non ci sono più utili o ci criticano, o si fidanzano con un partner che giudichiamo insopportabile.

Poi c’è un’altra varietà di “amicizia” che è quella che da più soddisfazione e, di conseguenza, maggior possibilità di delusione. Sono quelle che amo definire, prendendo spunto da Goethe le “affinità elettive” che sono quelle conoscenze profonde, intense; sono quelle persone che sanno tutto di te. Ti conoscono meglio di te stesso. Ti amano nonostante tutto. Sanno esattamente quando sei stato depresso, felice, fintamente felice, profondamente triste…..e via dicendo. Ma soprattutto sono quelle persone che c’erano. Nonostante un partner insopportabile (sia tuo che loro), nonostante avessero mal di testa, nausea, cagotto….quando avevi bisogno loro erano lì. A porgerti la spalla su cui piangere, o a condividere una fetta di torta per celebrare il tuo successo. Ovviamente la cosa è reciproca. Altrimenti l’affinità elettiva sarebbe la solita “amicizia utile” e perderebbe ogni significato. Ogni essere umano mediamente normale, ha una o più affinità lettive. Il vantaggio dell’affinità elettiva è che non da particolari obblighi. Non c’è bisogno di chiamarsi, chattare, twittare, Facebookare in continuazione perchè l’affinità elettiva non ha bisogno di conferme. Non ha bisogno di essere unta e maovrata per funzionare. Se l’affinità elettiva ti chiama dopo 3 anni che non la senti, tu accorri come fossero passati 3 minuti dall’ultima telefonata, perchè l’affinità elettiva ha la precedenza su tutto. E madre Natura benedica le mie affinità elettive ancora in salute….

Per questo motivo quando l’affinità elettiva ti abbandona, così, senza nessun motivo apparente, è come un lutto. Anzi, è un lutto. Quando l’affinità elettiva si dimostra un’amicizia utile mascherata, allora qualcosa si rompe. Le certezze si sgretolano, la malinconia ti attanaglia e ripensi a quello che tu e la tua affinità (una delle tue affinità nel mio caso specifico) avete passato insieme. Ti accorgi che di alcune cose, potevi parlarne solo con lei. Perchè solo lei era lì con te, quel giorno di marzo quando il mondo ti era appena crollato addosso. C’era lei quando hai capito che lo amavi, e non era una storia del cazzo ma era La Storia. C’era lei quando improvvisamente sei cresciuta e hai scoperto quanto la vita può fare male. C’era, ed ora non c’è più. Quando le mail finiscono nel vuoto, le telefonate anche, i messaggi di ogni genere vengono trattati come se fossi solo ed esclusivamente un’amicizia utile…..allora devi prendere atto di aver sbagliato, forse, in un preciso momento del rapporto. E indaghi, scavi, scrosti….ma non c’è nulla. Anzi, forse una tiepida mattina di febbraio, ti rendi conto che hai sbagliato. Hai sbagliato a fare i calcoli fin dall’inizio. Hai considerato Afinità elettiva, un’amicizia che non lo meritava. Una banale amicizia dettata dall’utilità del momento. Hai frainteso e investito troppo, quindi sì; hai sbagliato. E di grosso. Ed hai persistito nell’errore, cercando di recuperare, di salvare l’affinità. Disillusione. La parola che temo di più al mondo. La stessa sensazione che provi quando scopri che Babbo Natale non esiste (io ci credo ancora). Beh, inq uel momento da una parte di disperi, dall’altra cresci. Di nuovo. Coem dopo ogni batosta. E se cresci, elabori uan nuova teoria. Eccola.

Unendo i due fattori: gli amici non esistono/le affinità elettive forse nemmeno, sono giunta alla conclusione che devo smetterla di investire in questa forma sociale. Basta preoccuparsi perennemente di quello che gli altri (finti amici/finte affinità) hanno bisogno. Io sono più importante di loro. Io devo pensare a me stessa. Quante volte vi siete preoccupati, posti drammi esistenziali/morali per un problema che non era nemmeno vostro, per poi rendervi conto che era solo ed esclusivamente tempo sprecato? Su, siate onesti….sarà capitato a tutti….beh, a me ruga. Cosa posso dire? Sono stufa di preoccuparmi sempre degli altri. Quando Gesù disse (seondo tradizione) porgi l’altra guancia, non intendeva dire di prendere una manica di botte, ma di non star lì a prendersela se gli altri sono stronzi; cercava di insegnarci ad essere superiori. Perchè fare a pugni con un pirla se tanto rimarrà sempre e comunque un pirla? Sarebbe solo uno spreco di tempo. Quindi io pongo la cosa in altri termini: perchè sbattersi continuamente per aiutare qualcuno quando questo qualcuno non ricambierà mai e poi mai il favore? A meno che non abbia bisogno di voi, ma questa è un’altra storia…..

No, non definitemi stronza o cinica. Sto solo analizzando le mie esperienze. Io almeno lo ammetto. Fatevi un sano esame di coscienza. Non conoscete nessuno che vi abbia sfruttato? Non conoscete nessuno che vi chiama solo ed esclusivamente quando ha bisogno e per il resto del tempo non esiste? No? Beh, buon per voi. Siete fortunatissimi. Auguri e figli maschi. Ah, dimenticavo…potreste essere voi gli stronzi. Potreste essere voi quelli che chiamano solo quando hanno bisogno quindi forse state leggendo il post da un’altra prospettiva, decisamente affascinante.

Un ultima cosa. Sono stufa anche di dare consigli al vento. Parlare costa fatica, sorridere con convinzione è ormai la mia specialità lavorativa, da oggi in poi lo farò anche fuori dalle mura di Durini. Se raccogliessi tutti i consigli dati e sistematicamente ignorati, la treccani impallidirebbe.

Ma ora passiamo ai parenti. Mi pongo questa domanda: Se un domani mio figlio/figlia scrivesse un libro, comprerei una copia? Probabilmente sarei la prima a comprarne delle copie. Non una, delle. Quindi alcune, diverse…insomma più di una. Anche se il libro in questione facesse schifo, pena, agonia. Beh, questo non succede a casa mia.  Mia madre mi ripete in continuazione che vuole assolutamente leggerlo, ma non solo non ha letto le 60 pagine in preview, ma nemmeno ha comprato il libro, trincerandosi dietro la scusa che non è capace di acquistare online. Ora dico….fatti aiutare da tuo marito o dall’altra tua figlia e fate un acquisto decente dando un po’ di autostima a quella sfigata della vostra secondogenita… No, mia madre attende che io vada a casa sua e le faccia l’ordine. Che è terrificante perchè il libro l’ho scritto io e comprarmi delle copie, anche se per mia madre, mi mette aà tristezza….. ma passiamo alla perla. Mia sorella. Che non solo non lo ha ancora comprato e sicuramente non lo farà mai, ma nemmeno ha letto le 60 pagine in preview. Grazie. Sentitissime e vivissime grazie. Davvero un appoggio notevole. Sono soddisfazioni. E qui valgono le stesse identiche domande che mi sono precedentemente posta per gli amici. Con l’aggravante che i genitori di solito sono squalliamente mielosi in merito agli affari dei figli. Tranne i miei. Che, scusate se insisto, non hanno nè letto nè comprato il mio libro. Che culo !!!

Se dopo questo post a qualcuno di voi venisse in mente di accusarmi di autocommiserazione, o putacaso osasse alzare gli occhi al cielo sostenendo che mi lamento sempre o che ho una vita triste, lo invito caldamente ad analizzare la sua vita. A guardarsi intorno con occhio critico, a prestare attenzione alle sue amicizie, al suo partner, alla sua famiglia, al suo ambiente di lavoro. Scommetto che dopo un paio di giorni di riflessione, rileggerà queste parole con un’empatia tutta nuova.

E’ con questo messaggio realistico che vi saluto e vi auguro una serena notte. Ed è con questa frase che vi invito a riflettere.

 

“I swear, by my life and my love of it, that I will never live for the sake of another man, nor ask another man to live for mine.”

Cristina

 

 

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