Ultimo tango a Parigi

Posso soltanto immaginare lo scandalo che l’uscità di Ultimo tango a Parigi ha provocato nel mondo, soprattutto in Italia, che è profondament bigotta adesso, figuriamoci nel 1972.

Il film è permeato interamente da un’atmosfera pesante, decadente, mortifera. Finirà male, lo sai dalla prima inquadratura, dalla postura di Brando, dall’espressione sofferente e attonita.

E’ un film malato. Pericolosamente interessante.

Immagino lo scandalo nel vedere come prima cosa, uno uomo ultraquarantenne ed una ragazza ventenne che scopano, senza sapere nemmeno chi sono, come due animali, in un appartamento vuoto, da affittare, nel quale si incontrano per caso. Scopano così, perchè ne hanno voglia o bisogno oppure chi lo sa? Scopano e basta.

Non si conoscono, non vogliono conoscersi. Sono entrambi a loro modo disperati e anime tragiche, destinate alla distruzione.

Ancora oggi, il film è consoderato scandaloso. La maggior parte di coloro che si approcciano ad Ultimo tango, lo fanno per il sesso. Si trovano invece a guardare un film d’autore, pesantino, lentissimo, dove il sesso non è la romantica conclusione di un rapporto ma la ricerca di qualcosa, qualcosa che non verrà mai trovato.

Di motivi per vederlo ce ne sono molti. Comincerei da Brando. Molto più simile a com’era nella sua vita privata, piuttosto che in tutti gli altri personaggi da sex symbol che ha interpretato. Nonostante l’età, i chili di troppo, la disperazione, è stupendo e sexy come pochi.

Lei è giovanissima e esplode di vita, ha sete di esperienze e si infila senza pensarci due volte in quella che sarà per lei solo distruzione e sofferenza.

Mi piace come è stato girato, i colori, le luci, le musiche. I silenzi.

Poco importa quali siano stati i problemi seguiti a questo film. Poco importa, cinematograficamente parlando, che Bertolucci e la Schneider non si parlassero da 40 anni perchè lei sostiene che lui sia stato uno stronzo e che l’abbia “violentata” riducendola poi ad una tossica. Non ci interessa perchè per noi conta il film. Contano le immagini, le emozioni, la forza e la sofferenza che ci trasmette. In fondo, non sapremo mai molto dei protagonisti, ma anche questo conta ben poco.

Alla fine del film resterà dentro di noi solo una profonda e permanente inquietudine, che faticherà ad andarsene anche nei giorni seguenti. Resteranno dentro di noi i giochi di luce, quel continuo aprire e chiudere le porte lasciando entrare o bloccando la luce. Resteranno dontro di noi gli interni dell’appartamento, decandente e splendido.

E’ un film moderno, difficile, sporco.

Assolutamente da vedere.

Poschina Brandiana

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