Elaborazioni

 

Ci sono cose che succedono all’improvviso.

Faccio fatica a rendermi conto che ieri non è stato un sogno ma una giornata vera.

 

Ieri mattina mia mamma mi ha chiamata in lacrime perché aveva appena saputo che la Nonna Linda era morta.

Così.

Semplicemente.

E’ andata a letto la sera, e non si è svegliata la mattina.

In silenzio.

Senza disturbare.

Senza avvertire.

 

Si rimane così.

Increduli come sempre di fronte a qualsiasi morte.

Ci vuole tempo per elaborare il lutto.

Per viverlo e lasciarselo alle spalle.

Mia nonna era una donna dal carattere forte.

Testarda e autoritaria ma mai dispotica.

Estremamente moderna per la sua ragguardevole età (88anni) e terribilmente devota.

Devota senza alcun secondo fine.

Una rarità ormai.

Da lei ho ereditato cocciutaggine e le famose “ginocchia da mucca” che da ieri, forse, guarderò con un filino di simpatia in più.

Come spesso accade in questi casi, ti sovvengono i ricordi.

 

         Elisa ed io che impilavamo i cuscini del vecchio divano e fingevamo di pilotare un aereo, oppure costruivamo fantomatiche case piene di lenzuoli e cuscini.

         Il Barbutin….riso in bianco con burro e parmigiano che mia nonna mi preparava sempre e che io pretendevo essermi servito in una ciotolina bianca con il fondo verde acqua.

         L’uva, che la nonna mi sbucciava acino per acino e toglieva i semini, facendo imbestialire mio padre e viziandomi eccessivamente.

         I tresor e le liquirizie (le girelle di liquirizie) che non sono mai mancati nella mia infanzia.

         La totale idiosincrasia che aveva per qualsiasi parolaccia, infranta solo in occasione dei mondiali Italia 90, quando ripetendo una frase di Giannini sentenziò “l’ha dì vaffanculo”.

         La sua incredibile capacità di non lamentarsi mai, né per il dolore fisico, né per la solitudine.

         L’agghiacciante capacità che aveva di parlare per proverbi, rigorosamente milanesi, rigorosamente ripetuti fino allo sfinimento.

         I tazzoni di latte e pane che da piccola mi preparava per colazione, seguiti dai panini al salame che ci concedeva tutti i pomeriggi all’oratorio, poi il budino, il budino bicolore … e via dicendo ad alimentare la futura cellulite.

         I 50 strati di vestiti che metteva per ripararsi dal freddo.

         Le presine colorate che per almeno 25 generazioni campeggeranno nelle cucine della famiglia.

         La sua spiegazione del perché vuole essere cremata: “Inscì du minga fastidi”.

         Il suo storico “Che schivi” tutte le volte che in Tv compariva una valletta scosciata o scollatissima.

         La sua fastidiosissima capacità di non seguire le raccomandazioni, che le ha permesso fino a poco tempo fa di arrampicarsi sul davanzale per stendere, nonostante tutta la famiglia lottasse per impedirglielo.

         Il salame di tonno che ogni Natale riscuoteva successi e lodi.

         Lei, perché era la mia nonna…e, come tutti i nonni, era indispensabile.

Di lei non ho ereditato la pazienza, la pietà e comprensione.

Magari queste qualità saltano un paio di generazioni e le prenderanno i miei figli.

Mi su no.

 

Al momento mi prendo i miei tempi per elaborare.

Ancora confusa dal cambiamento vi saluto con un’espressione tipica della Nonna Linda.

 

Poschina – Mi capisi no.

 

 

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