A difesa della vita

 

In Italia, ogni anno circa, ci si prende a cuore una situazione.

L’anno scorso ci fu Welby.

Oggi c’è Eluana.

Dopo 16 anni, trascorsi in coma irreversibile e sopravvissuta grazie all’alimentazione forzata tramite sondino; finalmente l’utlimo tribunale preposto ad occuparsi del caso ha deciso.

Si può sospendere l’alimentazione forzata.

L’ho accolta come una vittoria.

Una vittoria personale.

Perchè se accadesse a me, esattamente come Eluana, non vorrei mai che il mio corpo fosse mantenuto in vita a forza.

Non potrei mai accettare di sapere che le mie colontà non siano rispettate a causa di ideologie che nemmeno mi appartengono e principi nei quali non credo, in quanto falsi.

Vivere non corrisponde ad essere in un letto, incoscienti, senza alcuna attività cerebrale, incapaci di muoversi, parlare, pensare,ridere, piangere e incazzarsi.

Oltretutto ritengo che sia una tortura principalmente per chi resta.

Chi resta a guardarti giacere in un letto di ospedale, senza alcun futuro possibile se non quello di consumarti lentamente fino alla fine ( che sarebbe arrivata 16 anni fa se nessuno ti avesse tenuto in vita).

Io odio l’ipocrisia.

Odio vedere che c’è gente che grida al diritto alla vita, quando "vita" non è di certo.

Ognuno di noi dovrebbe avere il diritto di mettere a frutto le proprie volontà.

Ma questa libertà non ci è data.

Gli stessi che sostengono la tesi del diritto alla vita a tutti i costi sono gli stessi che auspicano l’applicazione della pena di morte.

E ditemi se questa non è una contraddizione.

Ora la situazione verrà discussa in Senato, dove invece di pensare ai problemi che affliggono la nostra società :

costi della benzina,

tassi dei mutui,

case inavvicinabili,

nepotismo,

inquinamento, salerno-reggio calabria…..

è li che pensa a come distruggere ulteriormente la vita di un padre, logorato da 16 anni di sofferenza.

In Italia funziona così, ci si preoccupa per i morti e ce ne sbattiamo dei vivi.

 

Poschina Molto Molto Polemica

 

 

 
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2 thoughts on “A difesa della vita

  1. Proprio ieri leggevo su un sito, credo fosse quello del Corriere della Sera, che una madre aveva scritto al padre di questa ragazza, dicendo cose tipo: "mio figlio è in coma da n anni (se non sbaglio erano 14), e io non ho mai smesso di sperare che un giorno possa riaprire gli occhi e tornare a sorridere. Spero che il padre di quella povera ragazza non abbia i sensi di colpa una volta tolta la vita a sua figlia". Adesso, quello che dico io è: ma chi ti da il diritto di giudicare la decisione di un uomo che sono 16 anni che assiste sua figlia in un letto di ospedale, in coma irreversibile? Tu puoi prendere la tua decisione, puoi decidere di continuare a sperare, e nel frattempo tenere tuo figlio attaccato ad una macchina tutta la vita, per non sentirti in colpa chiedendo di lasciarlo andare. E probabilmente se capitasse a me, anche io non avrei il coraggio di lasciare andare mio figlio. Ma chi ti da il diritto di giudicare le decisioni degli altri? Per di più, perchè farlo pubblicamente? Quest\’uomo non ha già sofferto abbastanza? Deve anche sentirsi accusare di non essere un buon padre davanti a tutta Italia?
     
    Certe cose veramente mi lasciano senza parole.

  2. Come hai ragione, ho letto anche una lettera di celentano e mi sono incazzata ulteriormente perchè immagino la sofferenza di quest\’uomo, la difficoltà di lasciare andare tua figlia e tutti che stanno lì a rendere ancora più difficile questo momento.
    Speriamo che l\’Italia abbia il coraggio di crescere.

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