Legge 194 — aborto — controinformazione

 

In questi giorni, si sente parlare moltissimo della moratoria promossa da Giuliano Ferrara riguardante l’aborto. Vuole rivedere la legge 194. Quella che permette l’aborto entro la 22a settimana. Quella che ha permesso che le mammare sparissero dalla circolazione e che migliaia di donne morissero per complicazioni dovute ad aborti eseguiti nell’illegalità da macellai.

Non sono un’esperta, tuttavia quando sento che un medico si rifiuta di praticare l’aborto perchè obiettore di coscienza mi girano le palle a vortice. Tu puoi credere in ciò che vuoi, e nssuno deve interferire con la tua coscienza, ma sei un medico, hai fatto il giuramento di Ippocrate e cazzo ! DEVI fare quello che la legge ti dice. Se la legge permette la pratica dell’aborto TU LO FAI.

Altrimenti vai a fare il segretario d’azienda, il manager, il commesso, il pappone…..quello che vuoi ma NON il medico. Sembra che il mondo si sia dimenticato di quello che succedeva da noi e  nel resto del mondo fino ad una quarantina di anni fa. Tutto finito nell’oblio della disinformazione. Tutto dimenticato negli archivi della memoria, peraltro MAI rispolverati da giornali, televisioni , media (si legge media esattamente come è scritto perchè non è una parola inglese).

Sono amareggiata e incazzata.

Giusto che si metta mano alla legge che si modernizzi, che si riveda alla luce delle nuove scoperte scientifiche; a patto che non la si snaturi, nè che la si modifichi in modo radicale.

Il diritto all’aborto è stata una conquista fondamentale per i diritti della donna e dell’essere umano in generale. Giuliano Ferrara che negli anni ’70 lanciava le molotov in piazza oggi è promotore assoluto del diritto alla vita. Non pensa che una donna che non vuole un figlio potrebbe arrivare a metterlo nella lavatrice, ad abbandonarlo in un cassonetto, ad ucciderlo a coltellate. In Italia non esiste una seria campagna mediatica per il controllo delle nascite, di prevenzione, di informazione. Nessuna pubblicità per pillole anticoncezionali, rarissime quelle dei preservativi. Ok. Si vendono da soli, ma il ministero della salute dovrebbe informare tutti della loro esistenza.

Più complesso il discorso dell’aborto preventivo in caso di conclamata malattia o deformazione grave del  feto. Resta comunque una scelta della famiglia, che spesso si ritrova sola a gestire un’emergenza enorme, costretta nei casi più gravi a dover condannare il bambino ad una NON vita in istituti speciali dai quali non usciranno mai, oppure attaccato a macchine senza le quali morirebbe in pochi istanti.

I genitori sono coloro che devono prendere una decisione di per sè difficile e sofferta. Hanno il diritto ad avere l’opportunità di scegliere.

La donna porta dentro di sè il feto per 9 lunghi mesi. E se ne dovrà occupare per più di un decennio in modo assiduo, se non lo vuole….se sta pensando a come ucciderlo….allora è meglio che non lo metta nemmeno al mondo, DEVE poter scegliere.

Allego un’intervista pubblicata oggi sul corriere, vale la pena di essere letta.

Poschina –> 194 –> x il controllo delle nascite

Milano Mauro Buscaglia, 62 anni: le battaglie delle donne? Altri tempi

Il dottore dei cinquemila aborti:

più rifiuti tra i giovani colleghi

«Costretto a continuare, ogni volta un peso da portare»

È primario al San Carlo: «Davanti agli scrupoli di coscienza torno agli Anni ’70, quando l’aborto clandestino era la terza causa di morte»

MILANO — Almeno cinquemila interruzioni di gravidanza sulle spalle, per trentasette anni di carriera da ginecologo abortista. Mauro Buscaglia, 62 anni a giugno, non riesce a smettere di fare aborti neppure da primario dell’ospedale San Carlo. «Sono costretto ad andare avanti — confessa —. I neolaureati sempre più spesso non ne vogliono sapere». La sua è la testimonianza di una vita in sala operatoria nella Milano dai settemila aborti l’anno dove oggi due medici su tre sono obiettori di coscienza (nel resto d’Italia la percentuale è del 59 per cento). Il lavoro se lo devono spartire 140 ginecologi sui 383 ingaggiati dagli ospedali. «Dagli aborti con la pinza ad anelli a quelli con il metodo karman, ogni volta è stato un dramma interiore. E lo è ancora, anche e soprattutto, perché tra i giovani medici milanesi cresce il rifiuto di eseguire le interruzioni di gravidanza — racconta Buscaglia —. Ma davanti agli scrupoli di coscienza la mia testa ritorna sempre indietro agli Anni Settanta. Alle immagini delle donne che arrivavano in ospedale con l’intestino estirpato dalle mammane durante gli interventi clandestini. Ogni volta ritrovo la forza per andare avanti». È il 1971 quando Buscaglia entra in Mangiagalli, la clinica dove sette anni più tardi verrà eseguita la prima interruzione di gravidanza legale (e dove nel 2004 è stato introdotto uno dei primi codici di autoregolamentazione d’Italia per abbassare il limite degli aborti terapeutici alla 22ª settimana).

Una laurea in medicina appena conquistata, il primo lavoro scientifico che gli viene affidato è un’indagine sulla mortalità delle donne. Un dossier da elaborare cartelle cliniche alla mano. «Così scoprii che l’aborto clandestino era la terza causa di morte dopo le emorragie e l’ipertensione — ricorda il ginecologo —. Poco dopo entrai nella pattuglia dei giovani medici che si battevano per la legalizzazione delle interruzioni di gravidanza». Intorno alla stanza 6 della Mangiagalli nascono discussioni, scontri, risse. Qualche volta si rischia anche di venire alle mani. «Tutte esperienze che mancano alle nuove generazioni — denuncia Buscaglia —. L’applicazione della legge 194 adesso viene considerata un problema che riguarda gli altri perché non c’è più l’ideologia di allora ». Sono anni di lotta che Buscaglia non riesce a dimenticare durante tutta la sua carriera che lo porta a lavorare per otto anni al San Paolo e, dal 1997, al San Carlo. In corsia giorno e notte.

«Non sarò mai un abortista pentito, anche se ogni interruzione di gravidanza è un peso sulla coscienza. È una ferita destinata a non rimarginarsi: vuol dire avere fallito nell’attività di prevenzione — ammette —. Il senso di impotenza aumenta quando si capisce che la donna è spinta ad abortire per problemi economici. Non sempre si riesce a offrire un aiuto concreto, soprattutto nel caso delle extracomunitarie ». Sullo sfondo del racconto restano i dati choc diffusi dalla Mangiagalli nel luglio 2006, ma ancora validi: «Sui 1.720 aborti all’anno della clinica almeno un terzo riguarda pazienti in difficoltà economiche». Il vento di bufera che soffia sulla 194 non spaventa Buscaglia.

«Trent’anni dopo la sua approvazione è giusto tornare a discutere della legge — dice —. Ma senza intaccarne i principi. L’importante è che il dibattito sia costruttivo». L’argomento che tiene banco negli ospedali di Milano sono le linee guida annunciate dalla Regione Lombardia per limitare l’aborto terapeutico alla 22ª settimana e vincolare l’interruzione di gravidanza per motivi di salute al via libera di un’équipe di specialisti (tra cui, eventualmente, uno psichiatra). «È importante che venga lasciata una scappatoia caso per caso», s’azzarda a suggerire Buscaglia. Del resto, dopo la morte dei ginecologi Giorgio Pardi e Umberto Nicolini, entrambi scomparsi di recente, il medico è considerato l’ultimo testimone della storica battaglia a difesa della libertà di scelta delle donne. «Altri tempi», dice mentre si prepara a entrare in sala operatoria. Per l’ennesima volta. Suo malgrado, ma a testa alta.

Annunci

One thought on “Legge 194 — aborto — controinformazione

  1. Ecco…io mi chiedo…ma Giuliano Ferrara cosa ne sa di una gravidanza difficile? Cosa ne sa dei motivi che possono spingere una famiglia (o una donna, nel caso in cui sia stata abbandonata dal futuro padre, cosa decisamente non rara) a non volere un bambino? Ci possono essere mille motivi diversi. E, come dice il tuo articolo, forse il primo è proprio economico. Ma al di là di quale sia il motivo…è giusto far nascere un bambino non desiderato, che se tutto va bene verrà abbandonato in un sacchetto nel bidone della spazzatura e, sempre se sarà fortunato, verrà ritrovato quasi morto congelato/disidratato/affamato…oppure sua madre deciderà di affogarlo mentre gli fa il bagnetto nella vasca da bagno. O, per lavarlo meglio, deciderà di metterlo nella lavatrice. O di buttarlo giù da un balcone. O di accoltellarlo perchè piange troppo. Ora vorrei chiedere a Giuliano Ferrara cosa è giusto. Ma soprattutto…chi dà ai medici il diritto di rifiutarsi di eseguire un\’operazione assolutamente legale? Non è mica la loro moglie che vuole abortire..che diritto hanno di dire che non è giusto? Che diritto hanno di giudicare quello che è giusto o meno per gli altri? La verità è che, se la maggior parte dei medici si rifiuta di farlo, la donna finirà nelle mani di qualche animale senza scrupolo che, se ha molta fortuna, praticherà l\’aborto e la renderà sterile a vita. Nel caso più fortunato. Altrimenti rischia solo di ammazzarla. Ma alla fine cosa importa a loro, loro hanno la coscienza a posto. Perchè loro sono obiettori di coscienza. E allora mi chiedo: dove la mettete la vostra coscienza quando sentite che una donna ha abbandonato il suo bambino in un cassonetto della spazzatura? Meglio che non vi suggerisca io dove metterla. Provate a chiedere a Giuliano Ferrara dove la metterebbe….
     
     
    Sembra che si voglia tornare indietro di anni…..

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...