Riflessioni

 
Ogni tanto mi fermo a riflettere.
Principalmente su come ci approcciamo agli altri.
Tutto è cominciato alla fermata del treno stamattina.
Binario 1.
h. 8.13.
Treno in ritardo.
Vicino a me una coppia.
Non ci ho fatto molto caso all’inizio, perché leggevo il mio libro….ma col passare del tempo, lui ha attirato la mia attenzione.
Alto circa 1 metro e 75, moro, carnagione scura, indossava pantaloni tipo jeans neri, maglietta nera aderente e una catenozza d’oro al collo.
Insomma, il tipico tamarro quarantenne che gira spesso a Quarto Oggiaro.
Lei invece quasi non l’ho guardata, parlava poco e piano.
Ho fatto caso al modo in cui interagivano.
Lui parlava, indicava cosa fare e lei lo assecondava.
Non un commento; solo “sì”..”hai ragione”…”giusto”. Sempre a testa bassa. Sempre con un filo di voce.
Quando è arrivato il treno, lui ha scelto la porta su cui salire e lui ha scelto il piano superiore.
Ero dietro di lei mentre salivamo le scale e di colpo, come un’illuminazione, ho capito una verità.
Lui la picchia.
Cioè, io non li conosco.
Mai visti prima.
Eppure ne sono sicura.
Non può che essere così.
Vista da dietro, lei è magrissima, insicura su tacchi troppo alti.
L’ho osservata mentre si sedeva e non l’ho vista mai in volto, coperta dai capelli biondo spento e triste, che le ricadevano come tendine sul viso.
Non credo che sorrida mai.
Lui le parla sempre in modo duro, deciso, che non permette repliche….e lei non replica, annuisce piano e timorosa di chissà che cosa.
Mi ha fatto una tristezza.
Mi sono sentita male per lei.
Così sola, così vuota.
Sul sedile di fronte al mio c’era una donna che era la versione femminile del picchiatore.
Parlava ocn un’inflessione mascolina e tutto ciò che diceva diventava volgare. Era il modo in cui parlava. Anche se l’argomento erano fiorellini e merletti, sembrava stesse torpiloquiando. Era fastidiosa. Il suo interlocutore, uomo normale, era in imbarazzo ed è sceso in Bovisa con evidente sollievo.
È a quel punto che lo sguardo della donna volgare e del picchiatore si sono incorciati….e incredibile ma vero, si conoscevano.
Baci abbracci, urla di giubilo…..il tutto mentre la donna picchiata restava sempre lì, in silenzio, accennando appena qualche “sì”, oppure un mini sorriso di circostanza.
In Cadorna, la stessa scena deprimente di lui a passo spedito che decide la strada e lei, come un cane cieco che annusa l’odore del padrone per non perdersi, che lo segue senza nemmeno capire dove.
È a quel punto, mentre lottavo con un energumeno per la supremazia dello scalino che conduce al metrò (peraltro vincendo), che mi sono posta un sacco di domande su come l’uomo a volte non abbia la forza di reagire. Come fai a stare con un uomo che ti porta a spasso come un oggetto? Che ti parla sempre ringhiandoti dietro, che non ti chiede mai cosa pensi, che ti picchia (sì, lui la picchia….lo so anche se non so come).
Si ha davvero sempre una possibilità di scelta oppure è un vantaggio che abbiamo noi, medioborghesi – medioacculturati – medioreligiosi.
Un’arma che ci siamo guadagnati o che abbiamo per diritto di casta?
Perché è vero che sono cresciuta a Quarto Oggiaro, ma la mia famiglia è una famiglia con i controcoglioni.
Si parla, ci sono i valori ( sociali e non cattovalori), si discute, ci si arrabbia, ci si vuole bene….si pensa.
O meglio mi hanno insegnato a pensare.
Ed è anche vero che io avevo compegne di classe che si prostituivano nei sottoscala a 13 anni, ma io non ero come loro, non lo sono mai stata.
Perché tu puoi frequentare la feccia della feccia della feccia, che se non lo sei, non lo diventi.
Ma la stessa cosa vale per il contrario?
Cioè: la feccia, può scegliere di non esserlo?
Ecco, io credo che siam molto più difficile.
Perché io ho avuto gli strumenti per scegliere, loro no.
Un ex:
una mia compagna delle medie.
4 fratelli piccoli (tutti con nome americani ricavati da Sentieri e Beautiful), papà e mamma che fanno sesso e non si sa cos’altro davanti a tutta la famiglia. Un giorno la incontro al supermercato, ormai tardoadolescenti tutte e due…e lei mi dice “ Che bello vederti, lo sapevo che tu ce l’avresti fatta…eri così brava. Io ti invidio. Ho sempre voluto essere come te, saper studiare….andare all’università, invece non so fare niente”.
Ma come può una ragazza di 20 anni essere già così rassegnata?
Non capivo.
Invece lei aveva capito tutto.
Nonostante la società si sia evoluta, e ci abbia fatto credere di aver combattuto almeno in parte il divario sociale tra ricchi e poveri, a conti fatti le cose stanno esattamente come centinaia di anni fa.
La struttura sociale èa ncora quella del Feudo.
Infatti abbiamo:
_ i Nobili —– Stato e Chiesa
_ i Vassalli —– Imprenditori e Nobili ( classe dirigente per eccellenza)
_ i Valvassori —— Classi semi-dirigenti ( quelli che occupano alte cariche in azienda e piccoli imprenditori)
_ i Valvassini —— Negozianti
_ i Contadini Liberi —– Borghesi e Medioborghesi
_ Servi della Gleba —– Immigrati poveri, homeless, ceto basso.
 
Quindi riassumendo, è inutile cercare di uscire dalla propria condizione, perché se io ( Contadina Libera) cerco di diventare Valvassore…tanto non ci riesco…al massimo posso diventare Valvassina, ma niente di più. Perché le classi alte (Valvassori, Vassalli e Nobili) sono ad appannaggio loro. Non importa se sei bravo….anzi, più bravo di loro…non fai parte della loro casta e non ne farai MAI parte.
Insomma porte chiuse su tutti i fronti.
Quindi se nasci a Quarto Oggiaro da una famiglia disastrata e allucinata, hai una possibilità su 1 miliardo di poter uscire da questa condizione e molto probabilmente continuerai a perpetrare gli errori dei tuoi genitori.
Al contrario, se ha tutte le possibilità per considerarti salvo e finisci debosciato sei un pirla perché hai buttato la tua fortuna.
 
Poschina
 
p.s: chissà se la tizia del treno ha buttato la sua possibilità o è solo vittima degli eventi.
 

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