Possimo parte I

Inconvenienti del campeggio temporalesco.
 
Non soddisfatte dell’esperienza alle cascate del Serio, Antonella, Elisa ed io, ci avventuriamo anche in quel di Possimo. Prima di tutto devo spiegarvi dov’è Possimo, cos’è e come si raggiunge.
Affacciandosi al balcone dell’appartamento sito in Via Daniele Spada 70 – Sovere BG – piano 3°, si vedono 2 montagne.
Corna lunga sulla destra e Possimo sulla sinistra.
Su quest’ultima, la zia di Mirko ha una cascina, che non potevamo usare causa brutte esperienze in passato, ma che ci permetteva di avvicinare come appoggio nel caso di eventuali problemi, vista la presenza di tettoia e parafulmine.
Il posto è splendido.
Dalla cima della montagna si gode un panorama bellissimo, che va dalla Presolana al lago di Endine, passando per Bossico. Essendo un mondo ancora aspramente dominato dal maschilismo, le donne salivano a piedi cariche come muli, parte degli uomini in moto.
L’organizzazione era questa ( e prego il lettore di osservare come erano distribuiti equamente i compiti.
Le donne si occupavano principalmente di:
  •          recuperare ed inscatolare il cibo (preparando panini per eventuali attacchi di fame durante il viaggio),
  •         recuperare bevande accessibili a tutti quali acqua, gatorade, coca cola…,
  •          accertarsi che tutto fosse in ordine (tende, sacchi a pelo, k-way),
  •          organizzare il viaggio contattando gli amici e accordandosi per ora, luogo e data,
  •          attrezzarsi con sostitutivi di acqua quali salviettine umidificate, detergenti naturali ecc.ecc… .
  • Gli uomini pensavano a procurare gli alcolici.
Si partiva in orari poco caldi, 14.00/14.30, per facilitare la salita.
Ritrovo al condominio, trasferimento verso lo spiazzo dopo il bivio dei Mortini e poi via…in salita per la solita mezz’oretta che in realtà sono 2 ore di arrampicata libera.
Ciascuno di noi sfigati che saliva a piedi era provvisto di:
  1.          zaino Invicta riempito fino al limite fisico, il quale conteneva:
  2.          bottiglie di acqua,
  3.          mutande e calze,
  4.          maglione in lana pesantissimo,
  5.          k-way,
  6.          salviettine rinfrescanti,
  7.          pigiama,
  8.          cibo,
  9.          articoli per l’igiene personale,
  10.          costume da bagno,
  11.          creme solari.
I poveri uomini sfigati costretti ad arrampicarsi portavano sulle spalle anche le tende.
Ehehehhehehhehe.
Vendetta ……tremenda vendetta !!!!
Cmq.
Arrivati in cima sudati e straziati comincia la festa…nubi nere degne di Mordor si avvicinano minacciose dalla Presolana, l’aria si fa fredda e umida e il cielo perde il suo colore…la tempesta sta arrivando.
[bisogna specificare che non esistevano ancora i cellulari, e che quindi eravamo letteralmente isolati dal resto del mondo]
Il primo temporale passa senza grossi problemi.
Il secondo arriva quando la situazione è già degenerata.
L’Innominabile è in preda all’alcool e alle droghe, è sotto la tettoia e insegue chiunque capiti a tiro raccontando dettagli scabrosi della sua infanzia, piangendo e vaneggiando sulla voglia di compiere il “gesto estremo”.
È inarrestabile.
Alla fine agguanta Gatto che suonava tranquillo la sua chitarra e gli si attacca tipo cozza sullo scoglio, inondandolo di tristezze e sfighe varie, piagnucolando e a tratti ridendo convulsamente. Il problema sta nel rapporto con le donne. A 24 anni si sente un perdente e non riesce a cambiare la sua vita
Intanto Antonella è in preda ad una specie di attacco di panico dovuto ai fulmini che continuano a cadere su di noi. È rannicchiata in un angolo della legnaia e pensa avidamente a come sarebbe stato meglio essere rimaste a casa.
Io mi disinteresso di tutto. Come al mio solito osservo e penso a quanto sono sfigata e vorrei essere rassicurata da Angelo N. (la cosa non avverrà mai), quindi rimango anche io sotto la mitica tettoia a fantasticare e cerco di scrollarmi di dosso la depressione dell’Innominabile.
Intanto il temporale non passa, l’ubriachezza diventa molesta e imprudentemente uno spuntì viene dimenticato aperto sotto l’acqua scrosciante. Rimarrà lì 3 giorni e 3 notti, e verrà consumato la mattina del 4° giorno come colazione.
La prima notte la tenda sotto cui cercavamo di riposare ha retto l’impatto con l’acquazzone.
La seconda notte ha iniziato a dare i primi segni di cedimento.
La terza notte, la parte interna della tenda grondava acqua. Dormendo al lato della tenda, e non al centro, era avvenuto lo strano fenomeno per il quale il rivestimento interno ormai zuppo si era attaccato alla mia faccia impedendomi di respirare.
Va detto per onor di cronaca che le giornate, a differenza delle notti erano  bellissime; soleggiate e calde.
Gli uomini (per dimostrare la volontà di allontanarsi dallo stereotipo del macho latino tutto muscoli niente cervello) andavano a lavarsi in paese e a fare colazione, mentre noi donne dovevamo accontentarci dei fresh & clean e degli avanzi di cibo delle sere precedenti.
Fatto sta, che l’ultima mattina di camping, ormai affamate, ci siamo divise lo spuntì dimenticato all’aperto per tutta la durata del campeggio…faceva schifo, davvero schifo….ma quando si ha fame non si guarda in faccia  a nessuno.
 
La prossima volta racconterò della festa di Andreino in cascina, che comprende  anche la performance di Andrea “permesso” mentre si saliva verso il monte…e, ovviamente, Giuliano e il suo “Cucù” !!
Ciao ..
Poschina
 
 
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